Solennità di Ognissanti: festa di Comunione

Altro che dolcetto o scherzetto, la Solennità di tutti in Santi è la festa della comunione. Comunione dei Santi e dei peccatori che si tengono la mano, nell’ immenso pellegrinaggio verso la vita e quindi incontro al Signore.

È la festa che ci assicura che il paradiso non è pieno di uomini e donne puri e pieni di eroiche virtù, ma anche di gente come noi, peccatori perdonati.

Questa festa ci ricorda che dobbiamo uscire dalla falsa prospettiva che la santità sia solo per pochi eletti, fatta di gesta eroiche, di capacità taumaturgiche, assolutamente no; la santità, così come ce la racconta Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Gaudete et exultate, è la risposta quotidiana alla Parola di Dio.

La santità è riconoscere il proprio peccato, senza far valere scuse o attenuanti.

La “classe media della Santità” (GE 7), scrive Papa Francesco, è fatta da gente della porta accanto. Dal padre e dalla madre che lavorano onestamente per portare il pane a casa, nei malati che continuano a sorridere, che sono per noi un riflesso della presenza di Dio, sono il volto più splendente della Chiesa.

La santità è vivere uno stretto legame di amicizia con Dio, percorrere i sentieri che Lui ha disegnato per noi, anche quando questi diventano inabitabili e impercorribili, rispondere alla chiamata che il Signore fa ad ognuno di noi quotidianamente, perché la santità è fatta di gesti concreti e quotidiani. Papa Francesco nelle sue omelie ne ha elencati parecchi: non parlare male degli altri; non seminare zizzania; essere onesti; aiutare chi ne ha bisogno; mettere da parte l’orgoglio e tanti altri piccoli gesti che rispondono a quella Chiamata.

Nella solennità di tutti i Santi veniamo chiamati a lodare e ringraziare il Signore per coloro che hanno vissuto facendo quelle scelte, ma veniamo chiamati anche noi a metterci in cammino con loro e a sentirli nostri compagni di viaggio.

Giuseppe Galantino

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