Cerignola, un altro pestaggio in pieno centro

Questa notte sono stata testimone di una violenta aggressione: 2 contro 1. Un massacro concluso tra le urla senza soccorsi. Voglio condividere con voi questa terribile notte insonne fatta di paura e violenza perché ci spinga a reagire come un fronte unito contro inciviltà e criminalità.

2:20 am – Sono nel letto, dormo, quando un grido di aiuto mi fa sobbalzare.
“Aiuto! Aiutatemi” gridavano dalla strada, una via del centro, piena di attività commerciali, solitamente gremita di gente, in quel momento desolata.
Con un balzo salto sul balcone, un ragazzo riverso a terra e due che continuano a malmenarlo tirando calci.

Urlo “che fate! Smettetela! Andate via!”. Mi fissano, non si muovono finché non grido: “ho già chiamato la polizia!”. Allora sento un “scmaccenn (andiamocene)” e con tutta calma si avviano verso il loro scooter parcheggio un po’ più in là.

Dico al ragazzo spaventato e disorientato di andare verso il bar ma l’ingresso resta chiuso, allora gli dico di venire verso il mio portone ma mi risponde: “dove? io non vedo più niente!”.

Lo indirizzo, chiamo il 113 e mi precipito giù per soccorrerlo, fortunatamente lui era già riuscito ad entrare. Fortunatamente perché mentre aspetto la pattuglia della polizia vedo gli aggressori ancora aggirarsi sotto casa.

Vorrei descrivervi quella sensazione mista di rabbia e paura che stringe lo stomaco, blocca il cuore (ma non la voce per fortuna) quel ribrezzo misto a compassione che non sa come reagire, che mi mostra impreparata ad una scena che, a quanto pare, nel mio paese sta diventando ordinaria amministrazione.

Mentre scendo saltando i gradini mi chiedo chi sia l’aggredito, se sarà lucido, se non sia armato o drogato, se sia giusto portarmelo in casa ma che scelta ho?
Confido nell’arrivo delle forze dell’ordine ma tutto quello che arriva è una chiamata che mi avverte che non ci sono pattuglie disponibili, che mi chiede se la situazione è rientrata e si possa risolvere andando in ospedale e con una denuncia l’indomani.

Non ci sono pattuglie. A Cerignola, di notte.
Proprio qui sotto dove rincasando qualche ora prima ho incrociato 2 auto della polizia con dentro 3 unità ciascuna ma alle 2 di notte solo conforto telefonico a fare scudo alla vittima, alla famiglia, ai testimoni terrorizzati dal varcare la soglia di casa.

Sì, la situazione è rientrata: il ragazzo, un 20enne lavoratore di ottima famiglia, è stato accompagnato in ospedale. Il viso tumefatto, un occhio gonfio, sangue dal naso, sarà operato poi, speriamo, starà bene.

Benedetto quel balcone aperto, quella tapparella già alzata, quel fiato uscito prima dai suoi polmoni poi dai miei.

Il motivo dell’aggressione?
Perché conoscete un motivo valido per aspettare qualcuno sotto casa e pestarlo selvaggiamente in gruppo?

4,58 am – Il cielo sta diventando di un blu più chiaro, la famiglia mi fa sapere che il ragazzo resterà in ospedale e io sto scrivendo questo pezzo perché l’unica arma a mia disposizione è la penna.

L’unica in grado di riordinare questi pensieri, di ridare lucidità a queste sensazioni, di chiamare a raccolta quell’esercito di onesti e coraggiosi lettori e invitarli a combattere l’omertà e la paura.

Stringiamoci a difesa dei nostri figli, fratelli, vicini, un fronte unito 1000 contro 2 perché è questa la vera proporzione a Cerignola: migliaia di persone perbene soffocate e sopraffatte da pochi delinquenti.

5,47 am – È giorno e mentre nel letto abbraccio il mio cane dall’ispirante nome, Luce, e con il pensiero e la scrittura mi rivolgo a voi, in quel vaso di Pandora che è la mia anima la rabbia, la violenza, la paura e le preoccupazioni prendono il volo.
Sul fondo sopravvive la speranza di risvegliarmi un giorno in una Cerignola vivibile e civile.

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